Ars Electronica 2016 – Alcune riflessioni preliminari / Some introductory reflections

Italiano [English below]

 

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Ars Electronica 2016. Anche in questa edizione la sede principale del festival è a PostCity, un enorme impianto industriale di 80.000 m2 su tre piani, vicino alla stazione ferroviaria, un tempo utilizzato come snodo di lettere e pacchi e centro di distribuzione del servizio postale. Le altre sedi, più tradizionali per il festival, sono l’Ars Electronica Center, con varie mostre, alcune delle quali permanenti e quest’anno con una serie di proiezioni in 8K. L’OK Center for Contemporary Art, dove sono in mostra i vincitori e le menzioni onorarie del Prix Ars Electronica, le CyberArts, nelle categorie Computer Animation/Film/Effetti Speciali, Interactive Art, Digital Communities, u19 – Create Your World (dedicato ai ragazzi austriaci al di sotto dei 19 anni), e Visionary Pioneer of Media Art (quest’anno dunque non è presente la categoria, giovane, delle Hybrid Arts). La Linz Art University, con una mostra dedicata a una università ospite, e il suggestivo Mariendom, per installazioni, performance e concerti. Il Lentos Art Museum, con la sua architettura minimalista, dedicato all’arte contemporanea, che ospita performance e lì vicino la Brucknerhaus, sede storica del festival fin dalla prima edizione, che però quest’anno ha ospitato solo il Gala conclusivo di premiazione dei vincitori della Golden Nica, trasmesso dall’ORF, la TV statale austriaca. E due nuove “entries”: l’Anton Bruckner Private University, focalizzata su musica, teatro e danza, inaugurata nel 2015 e CENTRAL, un ex cinema divenuto la sede più adatta per le proiezioni dei lavori di Computer Animation/Film/Effetti Speciali selezionata dal Prix Ars Electronica.

 

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Ars Electronica dura, quest’anno come i precedenti, cinque giorni, dal giovedì al lunedì successivo compresi, e riuscire non dico a seguire, ma anche solo a districarsi tra convegni, presentazioni, interviste, workshop, mostre, dibattiti, è sempre stata un’impresa. C’è sempre qualcosa che bisogna scegliere di tralasciare, a meno di mettersi un numero sulla schiena e cominciare a correre tra e dentro le sedi. Negli ultimi anni questa dimensione di plenitudine è diventata ancora più evidente, perché spesso la logistica, e a volte anche la logica, degli spazi, che una volta l’anno devono essere reinventati per il festival, lasciano un po’ a desiderare rendendo talvolta persino difficile orientarsi. In secondo luogo, a mio giudizio, negli ultimi anni è andata peggiorando l’organicità della manifestazione, che mette moltissima carne al fuoco che spesso ha l’aria di provvisorietà, di work in progress, di unfinished. Per esempio, specialmente nella sede di PostCity, non sempre è facile comprendere la motivazione delle sezioni e la logica degli spazi in cui sono suddivise, dove finisce una sezione e ne comincia un’altra, perché tutto tende a interpenetrarsi senza soluzione di continuità, tra installazioni artistiche, operazioni di design, startup commerciali e zone aziendali, rendendo un po’ confuso il panorama. Può anche essere che rendere gli spazi permeabili e “liquidi” sia una precisa scelta espositiva. Il rischio, tuttavia, è di confondere il pubblico, specialmente quello generalista, su cui Ars Electronica sta puntando negli ultimi anni, ma anche quello degli addetti ai lavori, che può indebitamente pensare a delle ingiustificate commistioni. Ciò detto, a mio giudizio non c’è manifestazione al mondo che riesca a fornire un panorama della contemporaneità creativa con i nuovi strumenti come riesce a fare Ars Electronica. E in questo, del resto, consiste la sua grande tradizione: essere almeno nel suo tempo, ma spesso riuscire a anticiparlo, guardando più lontano del presente.

 

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English

 

Ars Electronica 2016. Also in this edition the main venue of the festival is PostCity, a huge industrial plant of 80,000 m2 on three floors, close to the train Central Station, once used as a hub center for the postal service distribution. Other, more historical locations for the festival, are the Ars Electronica Center, that presents various exhibitions, some of are permanent, and this year a series of projections in 8K. The OK Center for Contemporary Art, which showcases the Prix Ars Electronica winners and honorary mentions, the CyberArts, in the categories Computer Animation / Film / Special Effects, Interactive Art, Digital Communities, u19 – Create your World (dedicated to Austrian youngs under 19), and Visionary Pioneer of Media Art (this year, there is not the category of the Hybrid Arts). The Linz Art University, with an exhibition dedicated to a host university, and the charming Mariendom, that used to present installations, performances and concerts. The Lentos Art Museum, with its minimal architecture, dedicated to contemporary art, and the Brucknerhaus, the historical site of the festival since the first edition, although this year it has only hosted the final Gala Awards ceremony of the Golden Nicas, broadcasted by ORF, the Austrian state TV. And two new “entries” spaces: the Anton Bruckner Private University, opened in 2015 and focused on music, theater and dance, and CENTRAL, a former cinema hall that is the most suitable place for projections of the Computer Animation / Film / Special Effects works selected by the Prix Ars Electronica.

 

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Like the previous editions Ars Electronica lasts five days, from Thursday to Monday included, and being able I don’t say to follow, but even just to go through conferences, presentations, interviews, workshops, exhibitions, debates, has always been a hard task. There is always something you have to choose to leave, unless to wear a number on the back and start running among and inside the locations. In recent years this dimension of fullness has become even more evident, because often the logistics, and sometimes even the logic, of the spaces, that once a year have to be reinvented for the festival, are not always clear. Secondly, in my opinion, in recent years the structure of the event has worsened, showing a lot of material that often gives the idea of impermanence, of a work in progress, of an unfinished process.

 

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For example, especially in the venue of PostCity, it is not always easy to understand the reason of the sections and the logic of the spaces in which they are divided, where one section ends and another begins, because everything seamless interpenetrates among art installations, design structures, commercial startups and business areas, making the scene a bit confused. It may also be that making permeable and “liquid” the spaces is a precise choice of the exhibition. The risk, however, is to confuse especially the general public, on which Ars Electronica is insisting in the recent years, but also the public of the experts, who may wrongly think of unjustified mixtures. That said, in my opinion there is no event in the world that is able to provide an overview of the contemporary creativity with new tools as Ars Electronica does. But this, after all, is its great tradition: being at least in its time and often anticipating it, being able to see farther than the present.

 

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