Ars Electronica 2016 – Clothes from the future

ENGLISH:

At Ars Electronica 2016, in the PostCity area, a great importance has been given to clothes and future materials to create them; an imaginative jump into the future, to dream how society could be in not so distant times. Most of these creations set up a three way connection between human beings, technology and environment, and let them interact with each others. It is the case of The Environment Dress 2.0, by Maria Castellanos and Alberto Valverde, that analyzes people’s mood and how variations in temperature, external noises and ambient pollution affects it. All the datas from the dress are collected to establish an emotional map of a city.

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Even if it is a bit dystopian, the idea of a system live monitoring all people’s emotions it’s not so different from what the internet is already doing with the algorithm that registers our products preferences. Studying what influences people’s behavior could also be translated in a social benefit, and it is not hard to imagine that, in a possible future, clothes will act as a second skin, interacting with our everyday devices and sending feedbacks.

In a futuristic scenario, clothes aren’t just imagined as hypertechnological exoskeletons like The Environment Dress; they can be also organic, made of living material, grown and shaped with textiles to make something flexible and easy to repair. MycoTEX of Aniela Hoitink embody exactly this idea of a material shaped in modules, that can be composted when necessary.

Some studies for new textile materials try also to create fabrics that are able to physically react to environmental changes. The project Trans.Fur, by Karina Wirth and Natalie Peter, does exactly that: an intelligent textile that emulates skin, and changes his structure adapting to ambient conditions; when the fabric gets wet, it shrinks on itself.

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A part their practical utility, clothes and accessories are especially products of design, and Iris Van Herpen does a perfect work as a designer with his Magnetic Motion, using magnets and magnetic fields to literally grow shoes, jewels, ecc… . Every single product is different from the one grown before, and it opens up to endless combinations and possibilities. Maybe people will grow their own necklaces in the next years.

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Whatever future is holding for us, even if it won’t be exactly like how we are imaging it, the path has already been delineated.

ITALIAN:

Ad Ars Electronica 2016, nell’area di PostCity, è stata data grande rilevanza ai vestiti e ai futuri materiali per crearli; un salto immaginario nel futuro, per sognare come potrebbe essere la società in tempi non troppo distanti. Molte di queste creazioni innestano una connessione a tre vie tra gli esseri umani, la tecnologia e l’ambiente, e gli permette di interagire tra di loro. E’ il caso di The Environment Dress 2.0, di Maria Castellanos e Alberto Valverde, che analizza l’umore delle persone e come variazioni nella temperatura, rumori esterni e inquinamento lo modificano. Tutti i dati dell’abito vengono raccolti per stabilire una mappa emozionale della città.

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Anche se un po’ distopica, l’idea di un sistema che monitora tutte le emozioni delle persone non è così distante da quello che l’internet già fa con l’algoritmo che registra le preferenze tra i nostri acquisti. Studiare cosa influenza il comportamento potrebbe tradursi anche in un beneficio sociale, e non è così difficile immaginare che, in un possibile futuro, i vestiti avranno il ruolo di una seconda pelle, interagendo anche con i nostri device e inviando feedback.

In uno scenario futuristico, i vestiti non sono immaginati solo come un esoscheletro ipertecnologico come The Environment Dress 2.0; possono essere anche organici, fatti di materiali biologici, cresciuti e modellati con tessuti per creare qualcosa di flessibile e facile da riparare. MycoTEX di Aniela Hoitink rappresenta esattamente questa idea di un materiale modulare, che può essere smaltito semplicemente quando necessario.

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Alcuni studi per nuovi materiali tessili cercano anche di creare tessuti che sono in grado di reagire fisicamente a cambiamenti ambientali. Il progetto Trans.Fur, di Karina Wirth e Natalie Peter, fa esattamente questo: un tessuto intelligente che emula la pelle umana, e cambia la sua struttura adattandosi alle condizioni dell’ambiente; quando il materiale viene bagnato, si restringe.

A parte la loro utilità pratica, vestiti e accessori sono specialmente prodotti di design, e Iris Van Herpen fa un lavoro perfetto come designer con il suo Magnetic Motion, usando magneti e campi magnetici per crescere letteralmente scarpe, gioielli, ecc… . Ogni singolo prodotto è diverso da quello cresciuto prima, e si presta ad infinite combinazioni e possibilità. Magari le persone cresceranno in casa le proprie collane nei prossimi anni.

Qualsiasi cosa il futuro abbia in serbo per noi, anche se non sarà esattamente come ce lo stiamo immaginando, il percorso è già stato delineato.